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News: Eugenio Sena, 23 anni, ispicese e laureando in Scienze Motorie, Assistant Coach presso il settore giovanile del Debrecen, squadra del massimo campionato ungherese.

 “Parto o non parto ?” Ed eccomi! Ispicese, ventitrè anni, ricopro il ruolo di Assistent Coach nel settore giovanile del Debrecen, in Ungheria, per le squadre under 18 e under 16. Laureando in Scienze Motorie presso l’Università degli studi di Pavia, mi trovo in terra magiara grazie al programma Erasmus. Ricapitolando : Sicilia ,Pavia, Ungheria. Perché?

Fin da ragazzino ho avuto le idee piuttosto chiare, in particolare quella di trasformare la mia passione in lavoro. Pur non avendo particolari doti calcistiche, ho pensato che, intraprendendo questo corso di studi, avrei avuto comunque la possibilità di lavorare nel mondo dello sport, in particolare in quello del calcio. La mia passione, quella di molti italiani , e magari di chi sta leggendo. Al tempo stesso avrei potuto maturare delle competenze, che a volte mancano in questo campo. Perché passione non è sinonimo di competenza.

Ho scelto Scienze Motorie seguendo il cuore, non la testa.  Lo definirei un rischio. Non è vero che è impossibile trovare un’occupazione, ma lo “scienziato motorio” non è una figura ben definita in Italia. Quindi per avere uno stipendio discreto, il più delle volte devi ottenere più occupazioni e lottare in una realtà che equipara la tua laurea triennale a corsi svolti in un fine settimana. Le materie oggetto di studio non sono tutte uguali fra di loro. Per questo c’è chi sceglie l’ambito preventivo-adattato, chi l’educazione fisica e la tecnica sportiva (che poi è il mio corso), oppure piani di studio misti. Le specializzazioni ampliano ciò che hai appena finito di studiare, inoltre (burocraticamente parlando) ti permettono di intraprendere la carriera di insegnante nella scuola. Ma anche qui ci sarebbe davvero molto da scrivere.

Non mi sono mai fatto influenzare da questa parte malinconica della mia facoltà. Per dirla tutta, sono state proprio queste micce e la mia “sindrome esterofila” che mi hanno spinto a spostarmi prima in Lombardia, poi addirittura in Ungheria. Ho voluto sfruttare il programma Erasmus per fare un’esperienza all’estero, un’esperienza in una squadra di calcio professionistica. Il Debrecen era alla ricerca di allenatori-studenti da inserire nel proprio staff ed io, avendo terminato tutti i miei esami nella sessione di settembre, non ci ho pensato due volte a partire. Peraltro, questa esperienza riesce a conciliare l’utile e il dilettevole perchè sarà questo l’argomento della mia tesi di laurea.

L’impatto con questa nuova realtà non è stato dei migliori, ringrazio il fatto di aver avuto un passato da fuori-sede nel Nord Italia. Ma qui si fa più dura. Ricominci da zero. Vivi in un paese in cui non conosci la lingua nazionale, due persone su dieci parlano inglese, in più devi farti una nuova vita e nuovi amici. A scriverlo è facile, viverlo no. Ammetto che per i primi quindici giorni l’idea che più mi frullava in testa era di mollare Ungheria e tornare in Italia.       Sarebbe stata la scelta più facile e più comoda. Poi però ci ho preso gusto. Cambi vita, ed è un po’ come se cambi routine. Ma è una routine che ti piace.

L’ “allievo” allenatore del Debrecen svolge allenamenti sia di mattina che di pomeriggio, con un’attrezzatura vasta e moderna e con allenatori disponibili ad aiutarti e che ascoltano tutto quello che hai da proporre. Insomma, imparo e imparo a fare. Grazie a questa esperienza, avrò la possibilità di effettuare degli stage in due settori giovanili. Uno in quello olandese del PSV Eindoven, l’altro in Spagna, proprio nella cantera del Barcellona.

Sarà un altro mondo rispetto al Debrecen, un mondo che voglio scoprire.




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