La rapida espansione dell’intelligenza artificiale sta modificando non soltanto il settore tecnologico, ma anche gli equilibri energetici. Dietro chatbot, servizi cloud e sistemi di calcolo avanzato ci sono data center che richiedono quantità crescenti di elettricità e risorse idriche. Anche in Italia il tema sta entrando nel dibattito sulla pianificazione delle infrastrutture e sulla capacità della rete nazionale di sostenere nuovi insediamenti.
Data center in Italia, arriva un commissario per accelerare i progetti
Il 4 agosto il Consiglio dei Ministri ha istituito la figura di un commissario con il compito di accelerare la realizzazione dei nuovi data center in Italia.
Nel decreto, tuttavia, non è previsto l’obbligo di predisporre preventivamente un bilancio idrico ed energetico dell’area interessata prima dell’autorizzazione dell’impianto. Si tratta di un elemento rilevante, considerando l’impatto che strutture di grandi dimensioni possono avere sulla rete elettrica e sulle risorse idriche locali.
In alcune comunità, l’opposizione ai nuovi insediamenti si sta quindi concentrando sugli strumenti urbanistici, utilizzati per intervenire laddove le verifiche sulla disponibilità di energia e acqua non siano state effettuate a monte.
L’intelligenza artificiale spinge la domanda di elettricità
Parallelamente, continuano a crescere le stime sui consumi associati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia citati nell’analisi, nel 2026 i consumi elettrici collegati all’AI aumenteranno del 75%. Più in generale, il fabbisogno energetico mondiale dei data center dovrebbe passare dagli attuali 485 TWh a 950 TWh entro il 2030.
La crescita mette sotto pressione non soltanto la capacità produttiva, ma anche le reti di trasmissione e distribuzione, che devono essere adeguate per sostenere carichi concentrati in specifiche aree geografiche.
Il caso Irlanda mostra i rischi della crescita accelerata
L’Irlanda rappresenta uno degli esempi più significativi. Nel Paese i data center assorbono oggi circa il 23% dell’elettricità, una quota vicina ai consumi dell’intero settore residenziale e nettamente superiore al 5% registrato nel 2015.
L’espansione ha creato difficoltà alla rete. Tra il 2021 e il 2024 il regolatore ha di fatto limitato i nuovi collegamenti dei data center nell’area di Dublino.
Da gennaio 2026, inoltre, per realizzare impianti con una capacità superiore a 10 MVA è necessario assicurare autonomamente una parte dell’approvvigionamento, attraverso impianti propri oppure accordi diretti con produttori di energia rinnovabile.
La situazione irlandese resta per ora un caso estremo. In Germania e Francia, infatti, i data center rappresentano ancora meno del 3% della domanda elettrica nazionale.
Oltre 60 GW di richieste di connessione in Italia
Per l’Italia, quanto accaduto in Irlanda costituisce comunque un precedente da osservare con attenzione. Sono già state presentate a Terna richieste di connessione alla rete per oltre 60 GW legate ai nuovi progetti.
Numeri di questa portata sollevano interrogativi sulla capacità del sistema elettrico di accompagnare la crescita delle infrastrutture digitali senza creare squilibri territoriali o rallentare altri processi di elettrificazione.
Snam e il “paradosso energetico” dell’intelligenza artificiale
Il tema è entrato anche nel dibattito dell’industria energetica italiana. Nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Snam ha richiamato il “paradosso energetico” già descritto dal World Economic Forum.
Il principio è semplice: l’intelligenza artificiale può contribuire a ottimizzare processi produttivi, ridurre sprechi e migliorare l’efficienza energetica, ma per raggiungere questi obiettivi richiede una capacità di calcolo sempre maggiore. E maggiore capacità di calcolo significa, inevitabilmente, più energia.
La proposta avanzata è quindi quella di integrare diverse fonti energetiche, evitando di affidare l’espansione dei data center a un’unica soluzione.
La pianificazione energetica deve tenere il passo con l’AI
I diversi segnali emersi nelle ultime settimane delineano una questione più ampia: la crescita dei consumi energetici associati all’intelligenza artificiale sembra procedere più rapidamente degli strumenti utilizzati per pianificarla e governarla.
Accelerare le autorizzazioni può favorire gli investimenti digitali e rafforzare la capacità tecnologica italiana, ma rende altrettanto importante valutare preventivamente disponibilità elettrica, infrastrutture di rete e risorse idriche.
L’esperienza irlandese mostra cosa può accadere quando la concentrazione dei data center cresce più velocemente della capacità del sistema energetico. Per l’Italia la sfida sarà quindi conciliare lo sviluppo dell’AI con una pianificazione infrastrutturale capace di anticiparne, anziché inseguirne, il fabbisogno energetico.







