Google ha introdotto una nuova impostazione che amplia il modo in cui vengono raccolti e utilizzati i dati degli utenti per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La novità riguarda in particolare le ricerche effettuate tramite immagini, file audio e strumenti vocali, una scelta che ha già acceso il dibattito sulla tutela della privacy digitale anche in Europa, dove il tema della protezione dei dati è particolarmente sensibile.
Cos’è la nuova “Cronologia dei servizi di ricerca” di Google
La nuova funzione, chiamata “Cronologia dei servizi di ricerca” (Search Services History), separa la gestione delle attività multimediali dalla tradizionale sezione “Attività web e app” degli account Google.
L’impostazione viene attivata automaticamente per tutti gli utenti e consente all’azienda di archiviare contenuti come immagini, registrazioni vocali e documenti caricati attraverso diversi servizi della piattaforma. Secondo Google, questi dati vengono utilizzati per migliorare i sistemi di intelligenza artificiale generativa e le tecnologie di machine learning.
L’azienda sostiene inoltre di applicare filtri automatici per rimuovere informazioni sensibili o elementi identificativi prima che i dati vengano impiegati nei processi di addestramento. Tuttavia, la scelta di rendere la funzione attiva di default ha sollevato dubbi tra esperti di privacy e associazioni per la tutela dei consumatori.
Quali dati vengono raccolti da Google
Il nuovo sistema non riguarda soltanto le ricerche testuali effettuate sul motore di ricerca. L’ambito di raccolta è molto più ampio e coinvolge diversi servizi utilizzati quotidianamente da milioni di persone.
Immagini e foto analizzate con Google Lens
Tra i contenuti salvati figurano le immagini elaborate tramite Google Lens, lo strumento che permette di identificare oggetti, tradurre testi o ottenere informazioni semplicemente puntando la fotocamera dello smartphone.
Le fotografie caricate o scattate attraverso Lens possono quindi essere archiviate e analizzate per migliorare le capacità dell’intelligenza artificiale di riconoscere immagini e contenuti visivi.
Registrazioni vocali e query audio
La cronologia comprende anche registrazioni vocali e ricerche effettuate tramite comandi audio, incluse quelle gestite da Search Live e da altre funzioni vocali integrate nei servizi Google.
Anche le frasi pronunciate in Google Traduttore o i frammenti audio caricati su alcune piattaforme possono essere utilizzati per addestrare sistemi capaci di comprendere meglio linguaggio, accenti e contesto.
File caricati su Maps, Shopping e Traduttore
La raccolta dati coinvolge inoltre documenti e file inviati attraverso servizi come Google Maps, Shopping, Hotel, Voli, News e Traduttore.
Se l’opzione “Suggerimenti personalizzati” è attiva, queste informazioni possono essere sfruttate anche per la profilazione pubblicitaria e per mostrare contenuti personalizzati nei feed di ricerca.
Come disattivare la raccolta dei dati per l’IA
Gli utenti possono comunque modificare le impostazioni della privacy direttamente dal proprio account Google.
Per limitare o bloccare l’utilizzo dei dati multimediali è necessario:
- accedere alla pagina “Le mie attività Google” tramite activity.google.com;
- effettuare il login con il proprio account;
- aprire la sezione “Cronologia dei servizi di ricerca”;
- deselezionare l’opzione “Salva contenuti multimediali” per impedire l’uso di immagini, audio e file nell’addestramento dell’IA.
Chi desidera una protezione più ampia può invece disattivare completamente la “Cronologia dei servizi di ricerca”, anche se questo potrebbe ridurre il livello di personalizzazione dei servizi Google.
I dati già raccolti restano memorizzati
Disattivare la funzione non comporta automaticamente l’eliminazione dei contenuti già archiviati. Google specifica infatti che i dati multimediali selezionati e dissociati dall’account possono essere conservati fino a quattro anni per finalità di sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Per cancellare lo storico precedente è necessario intervenire manualmente dalla dashboard “Le mie attività”, eliminando i contenuti salvati.
Privacy digitale sempre più centrale
La gestione dei dati personali è diventata uno dei temi più delicati nell’era dell’intelligenza artificiale. In Italia, come nel resto dell’Unione Europea, cresce l’attenzione verso il modo in cui le grandi piattaforme tecnologiche raccolgono informazioni sugli utenti e le utilizzano per sviluppare nuovi servizi.
Le impostazioni introdotte da Google offrono alcune possibilità di controllo, ma richiedono un intervento manuale da parte degli utenti. Per questo motivo, verificare periodicamente le opzioni di privacy del proprio account resta oggi una pratica fondamentale per limitare la condivisione involontaria dei dati personali online.







