L’inflazione torna a crescere in Italia all’inizio del 2026. Secondo le ultime stime diffuse dall’Istat, a febbraio i prezzi al consumo hanno registrato una nuova accelerazione, alimentata soprattutto dall’aumento dei servizi e dal rincaro dei beni di largo consumo. Sullo sfondo pesa anche il contesto internazionale: la crisi in Medio Oriente potrebbe avere effetti sul mercato dell’energia e sui costi di gas e carburanti nei prossimi mesi.
Inflazione al +1,6% su base annua
Nel mese di febbraio l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha segnato un aumento dell’1,6% rispetto allo stesso mese del 2025 e dello 0,8% su base mensile.
Secondo l’Istat si tratta di una “sensibile accelerazione” rispetto ai mesi precedenti, dovuta in larga parte alla crescita dei prezzi nel settore dei servizi.
Tra le principali voci in aumento si segnalano:
- Servizi nel complesso: +3,6% su base annua
- Trasporti: +3%
- Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +4,9%
- Alloggi e servizi collegati: +10,3%
Alcune associazioni di categoria, tra cui Confcommercio e Codacons, indicano tra i fattori che stanno contribuendo all’aumento dei prezzi anche l’effetto indiretto delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, che stanno generando una maggiore domanda di servizi turistici, ricettivi e di trasporto nelle aree coinvolte.
Il rischio di nuove tensioni sui prezzi dell’energia
Nonostante l’accelerazione dell’inflazione generale, i beni energetici continuano a registrare un calo dei prezzi, con una flessione del 6,6% su base annua.
Ancora più marcata la diminuzione per le tariffe regolamentate, che segnano -11,3% rispetto allo scorso anno.
Tuttavia, le associazioni dei consumatori e le organizzazioni delle imprese guardano con preoccupazione alla situazione geopolitica internazionale. L’inasprirsi del conflitto in Medio Oriente potrebbe avere ripercussioni sui mercati energetici globali, con possibili effetti sui prezzi del gas e del petrolio.
Secondo Confesercenti, uno scenario di tensione prolungata potrebbe provocare già nei prossimi mesi un nuovo shock energetico, con il rischio di spingere l’inflazione italiana fino al 3%. Un aumento di questa portata avrebbe inevitabili conseguenze sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla dinamica dei consumi interni.
Alla luce di queste prospettive, l’Unione Nazionale Consumatori ha chiesto al governo di valutare interventi per contenere il costo della vita, in particolare attraverso misure sui prezzi dei carburanti e sulle bollette di gas ed elettricità, analoghe a quelle introdotte durante la crisi energetica del 2022 dal governo guidato da Mario Draghi.
Il carrello della spesa continua a salire
Un altro segnale di pressione sui bilanci familiari arriva dall’andamento dei beni di consumo quotidiano.
Il cosiddetto “carrello della spesa”, che include alimentari, prodotti per la casa e per la cura della persona, ha registrato a febbraio un aumento del 2,2% su base annua, in accelerazione rispetto al +1,9% di gennaio.
Questa dinamica contribuisce anche alla crescita dell’inflazione di fondo, ovvero quella calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, salita al 2,4% rispetto al +1,7% registrato il mese precedente.
Per molte famiglie italiane, quindi, la percezione del caro vita resta significativa soprattutto nei consumi quotidiani, dove gli aumenti risultano più visibili e immediati.
Inflazione italiana ancora sotto la media europea
Nonostante l’accelerazione registrata a febbraio, l’inflazione italiana rimane leggermente al di sotto della media dell’area europea.
A livello continentale, infatti, l’aumento dei prezzi si attesta attorno al +1,9%, in crescita rispetto al +1,7% di gennaio.
Il differenziale, seppur limitato, indica che la dinamica dei prezzi in Italia resta per ora più contenuta rispetto ad altri Paesi dell’Unione, anche grazie alla recente flessione dei costi energetici.
Uno scenario ancora incerto per i prossimi mesi
Le prospettive per l’andamento dell’inflazione restano tuttavia incerte. Molto dipenderà dall’evoluzione delle tensioni internazionali e dalla stabilità dei mercati energetici, fattori che negli ultimi anni hanno dimostrato di avere un impatto diretto sui prezzi al consumo.
Nel breve periodo, l’attenzione resta concentrata sull’andamento dei beni essenziali e dei servizi, mentre governo e associazioni di categoria monitorano il rischio che nuove turbolenze sui mercati globali possano tradursi in ulteriori rincari per famiglie e imprese.






