L’Unione europea si prepara ad affrontare una possibile emergenza nel settore dell’aviazione civile. Al centro delle preoccupazioni non c’è soltanto l’aumento del costo del carburante per aerei, ma soprattutto il rischio di una riduzione delle forniture di cherosene nei principali aeroporti europei.
Le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico e nell’area dello Stretto di Hormuz stanno infatti creando difficoltà nella catena di approvvigionamento energetico globale. Con l’avvicinarsi della stagione estiva, tradizionalmente il periodo di massimo traffico aereo in Europa, Bruxelles e le autorità del settore stanno studiando soluzioni temporanee per garantire continuità operativa ai voli commerciali.
L’Easa apre all’utilizzo del carburante Jet A
Una misura temporanea per gestire l’emergenza
In questo scenario si inserisce il nuovo bollettino pubblicato dall’European Union Aviation Safety Agency, che apre alla possibilità di utilizzare negli aeroporti europei il carburante “Jet A”, normalmente impiegato negli Stati Uniti e in Canada.
Tradizionalmente le compagnie europee utilizzano il “Jet A-1”, considerato lo standard per l’aviazione civile internazionale. Tuttavia, le difficoltà di approvvigionamento stanno spingendo l’Unione europea a valutare alternative per evitare interruzioni operative e ulteriori cancellazioni di voli.
L’Easa precisa però che non si tratta di un via libera definitivo o di una sostituzione strutturale del carburante attualmente in uso. La misura viene presentata come una soluzione temporanea, valida almeno fino alla prossima stagione invernale, in attesa di capire come evolverà la situazione energetica internazionale.
Le deroghe della Commissione europea
Più flessibilità per le compagnie aeree
Anche la European Commission è intervenuta sul tema introducendo alcune deroghe temporanee alle regole previste dal programma ReFuelEU Aviation.
In particolare, Bruxelles ha allentato l’obbligo per le compagnie di imbarcare almeno il 90% del carburante necessario direttamente negli aeroporti di partenza. La decisione punta a ridurre la pressione sugli scali maggiormente colpiti dalla scarsità di cherosene e a offrire maggiore flessibilità nella gestione delle rotte considerate più critiche.
Per il settore aereo europeo, già sotto pressione dopo gli aumenti dei costi energetici degli ultimi anni, si tratta di un intervento destinato a limitare i disagi durante l’estate.
Jet A e Jet A-1: quali sono le differenze
Cambia soprattutto la resistenza alle basse temperature
Il Jet A e il Jet A-1 appartengono alla stessa famiglia di carburanti aeronautici e risultano compatibili con la maggior parte degli aerei commerciali attualmente in servizio.
Costruttori come Boeing, Airbus, Embraer e ATR prevedono infatti l’utilizzo di entrambe le tipologie senza modifiche tecniche particolari.
La principale differenza riguarda però il punto di congelamento. Il Jet A-1 mantiene le sue proprietà fino a circa -47 °C, mentre il Jet A arriva a un limite vicino ai -40 °C.
Una differenza apparentemente ridotta, ma che può diventare cruciale durante i voli a lungo raggio o sulle rotte ad alta quota, dove le temperature esterne possono scendere ben al di sotto di quei valori.
Esistono inoltre differenze negli additivi antistatici e nelle procedure operative utilizzate durante il rifornimento.
I rischi legati alla gestione del carburante
L’Easa teme errori operativi e problemi di sicurezza
Secondo l’Easa, il vero problema non riguarda tanto la compatibilità tecnica del Jet A, quanto il rischio di confusione all’interno di un sistema europeo costruito da anni attorno al Jet A-1.
Se equipaggi, tecnici o operatori aeroportuali pianificassero un volo considerando caratteristiche diverse rispetto al carburante realmente presente nei serbatoi, potrebbero emergere criticità operative o di sicurezza.
L’Agenzia europea richiama in particolare l’attenzione sui cosiddetti “fattori umani”: errori causati da procedure non aggiornate, comunicazioni incomplete o sistemi informatici non adeguati alle nuove specifiche.
Gli effetti possibili durante i voli intercontinentali
Temperature estreme e rischio cristallizzazione
Durante le tratte a lungo raggio gli aerei di linea volano spesso in condizioni atmosferiche estreme, con temperature esterne inferiori ai -40 °C.
In queste circostanze il Jet A potrebbe avvicinarsi più rapidamente al punto di congelamento rispetto al Jet A-1. Eventuali fenomeni di cristallizzazione potrebbero causare ostruzioni nei filtri o nei condotti del sistema di alimentazione, incidendo sulle prestazioni dei motori.
Negli Stati Uniti il Jet A viene utilizzato regolarmente anche in aree climaticamente difficili, come l’Alaska, ma attraverso procedure specifiche, controlli continui della temperatura del carburante e additivi dedicati.
Software e procedure da aggiornare
Le compagnie aeree elaborano ogni volo attraverso sistemi estremamente sofisticati che calcolano consumi, autonomia, peso e prestazioni del velivolo.
Anche piccole variazioni nella densità o nelle caratteristiche del carburante possono modificare i parametri operativi. Per questo motivo l’introduzione del Jet A richiede aggiornamenti nei software di pianificazione, nelle checklist tecniche e nelle comunicazioni tra aeroporti, società di rifornimento ed equipaggi.
Il rischio evidenziato dall’Easa è quello di un disallineamento tra il carburante effettivamente caricato e i dati registrati nei sistemi di bordo.
Una soluzione provvisoria in attesa di sviluppi
L’apertura europea al carburante americano viene considerata soprattutto una misura tampone per affrontare i mesi estivi e ridurre la pressione sulle forniture continentali.
Restano però diversi limiti logistici, tra cui i costi del trasporto transatlantico, la capacità di stoccaggio negli aeroporti europei e la necessità di mantenere separati i due tipi di carburante nei depositi e nei sistemi di distribuzione.
Nel frattempo, a Bruxelles si discute anche di eventuali misure straordinarie per preservare le riserve disponibili. Tra le ipotesi allo studio figurano limitazioni temporanee ai voli privati non essenziali, così da destinare il carburante alle rotte commerciali considerate prioritarie.
L’Easa ha già annunciato che il bollettino verrà riesaminato prima dell’inizio della stagione invernale. Molto dipenderà dall’evoluzione della crisi energetica e dalla stabilità delle forniture internazionali di cherosene.







