Il ghiacciaio Jakobshavn, sulla costa occidentale della Groenlandia, continua a mostrare gli effetti del riscaldamento globale sulle grandi masse di ghiaccio polari. Una sequenza di immagini satellitari raccolte tra gennaio 2024 e dicembre 2025 documenta con particolare evidenza la perdita di ghiaccio e il progressivo distacco di enormi blocchi diretti verso il mare.
Due anni di cambiamenti osservati dallo spazio
L’Agenzia spaziale europea (ESA) ha realizzato un video utilizzando immagini satellitari che permettono di seguire l’evoluzione del Jakobshavn nell’arco di due anni.
La sequenza rende visibile il movimento del ghiacciaio verso il fiordo e la quantità di ghiaccio che raggiunge l’oceano. Il fenomeno rappresenta uno degli esempi più significativi delle trasformazioni in corso nelle regioni polari, particolarmente sensibili all’aumento delle temperature.
Jakobshavn è infatti noto per essere uno dei ghiacciai più rapidi al mondo. Dalla sua enorme struttura si separano quotidianamente blocchi di ghiaccio che possono raggiungere dimensioni paragonabili a quelle di grandi edifici.
Persi circa 11 mila miliardi di tonnellate di ghiaccio
Il caso del Jakobshavn si inserisce in una tendenza molto più ampia. Negli ultimi cinquant’anni, le calotte glaciali polari hanno perso complessivamente circa 11 mila miliardi di tonnellate di ghiaccio.
Per comprendere le dimensioni di questa quantità, se tutto il ghiaccio perduto fosse distribuito uniformemente sulla superficie dell’Italia, formerebbe uno strato alto circa 41 metri, poco meno dell’altezza del Pantheon di Roma.
Una delle più lunghe serie di osservazioni satellitari
La stima deriva dall’analisi di una vasta sequenza di dati satellitari: dal 1972 al 2023 per la Groenlandia e dal 1979 al 2023 per l’Antartide. Si tratta della serie temporale di questo tipo più lunga mai realizzata.
Il lavoro è stato condotto nell’ambito dell’Ice Sheet Mass Balance Inter-comparison Exercise (IMBIE), una collaborazione scientifica internazionale che riunisce ricercatori e istituti di diversi Paesi.
L’attenzione degli studiosi si concentra soprattutto su Groenlandia e Antartide perché, insieme, custodiscono oltre il 99% del ghiaccio terrestre contenuto nelle grandi calotte glaciali.
L’impatto sull’innalzamento del livello del mare
Secondo le ricostruzioni dell’IMBIE, la perdita di ghiaccio delle calotte polari ha già contribuito ad aumentare il livello medio del mare di oltre 3 centimetri.
Un incremento apparentemente contenuto può avere conseguenze importanti nelle zone costiere. Secondo le stime riportate dagli scienziati, un aumento di questa entità è sufficiente ad accrescere il rischio di inondazioni ed erosione costiera per una popolazione compresa tra 6 e 9 milioni di persone.
Per Paesi con numerose città e infrastrutture concentrate lungo le coste, Italia compresa, l’evoluzione del livello del mare rappresenta quindi uno degli aspetti più rilevanti del cambiamento climatico nel lungo periodo.
Perché la fusione accelera vicino alla costa
Le osservazioni satellitari permettono agli scienziati non soltanto di misurare la perdita di massa, ma anche di ricostruire il movimento dei ghiacciai.
In genere, le grandi masse glaciali scorrono progressivamente verso la costa. Quando raggiungono le zone più vicine all’oceano, il processo può accelerare perché l’acqua marina relativamente più calda entra in contatto con la parte inferiore del ghiacciaio.
Questo fenomeno contribuisce ad assottigliarne la base. Con una struttura inferiore più sottile e meno stabile, il ghiacciaio riesce a trattenere con maggiore difficoltà il ghiaccio situato più a monte, favorendone il movimento verso il mare e il successivo distacco.
Jakobshavn, un osservato speciale della ricerca climatica
La velocità del Jakobshavn rende il ghiacciaio particolarmente importante per lo studio delle trasformazioni della calotta groenlandese. Le immagini satellitari consentono di osservare cambiamenti che, su scale territoriali così vaste, sarebbero difficili da documentare esclusivamente attraverso rilevazioni sul campo.
La sequenza raccolta tra il 2024 e il 2025 offre così una rappresentazione concreta di un processo che interessa l’intero sistema climatico. Il monitoraggio continuo di Jakobshavn, della Groenlandia e dell’Antartide rimane fondamentale per comprendere l’evoluzione delle calotte glaciali e stimare con maggiore precisione il loro contributo futuro all’innalzamento del livello dei mari.






