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La mafia italiana guadagna 2,2 miliardi di euro infiltrandosi nel turismo

ROMA, 22 apr. (ANSA) – Secondo un sondaggio pubblicato giovedì dall’Istituto (22), i gruppi mafiosi italiani hanno raggiunto oltre 2,2 miliardi di euro di vendite nel 2020 infiltrandosi nell’economia legale del settore turistico.

Il calcolo effettuato dall’organizzazione include dati ufficiali del governo e proprie fonti e mostra anche che la mafia ‘ndrangheta era responsabile del 37% del fatturato (810 milioni di euro), il che indica la forza del più grande gruppo mafioso attualmente nel nazione. Nella sequenza, la camorra appare con il 33% (730 milioni di euro) e il restante 30% con molte organizzazioni più piccole.

Per regioni, la parte meridionale del Paese (nota come Mezzogiorno) è la più colpita, con il 38% (825 milioni di euro), seguita dal centro (23% – 515 milioni di euro), il nord-ovest (22% – 490 milioni di euro) ) e nord-est (17).% – 370 milioni di euro).

L’indagine ha inoltre individuato le province maggiormente a rischio di infiltrazione criminale e ha individuato come le principali province Campania, Sicilia, Lazio, Calabria, Lombardia e Puglia. All’estremo opposto, quelli che soffrono meno sono Marche, Veneto, Friuli Venza Giulia e Trentino Alto Adige.

“Il turismo che si mette in ginocchio a causa della pandemia di Covid-19 è una tentazione per i criminali”, ha detto all’Ansa il presidente di Demoscopica Raphael Ryo. In totale, 33.000 aziende del settore turistico sono a rischio di fallimento, con vendite in calo di 9,3 miliardi di euro. La prolungata crisi economica causata dal virus SARS-CoV-2 ha smantellato la solidità finanziaria di molti di loro, con crescenti debiti e mancanza di flussi a causa della paralisi del settore.

L’istituto indica due conseguenze dirette di questo scenario: una maggiore perdita di liquidità e forme di infiltrazione sempre più complesse da parte della criminalità organizzata in mezzo alla comunità formale. In quest’ultimo aspetto, si stima che il 13,5% delle aziende “in difficoltà”, che concedono 4.450 imprese, possa essere più vulnerabile ai tentativi di controllo economico da parte della mafia.

Nei primi sei mesi del 2020 sono state 44.884 le operazioni finanziarie sospette nelle regioni italiane direttamente imputabili alla criminalità organizzata, un aumento massiccio rispetto al 2019, pari al 242,9%.

In un’intervista all’agenzia di stampa Usa (ANSA), il ministro del Turismo Massimo Garavaglia ha affermato che la ricerca condotta è “preoccupante”.

È un fenomeno che sta danneggiando gravemente la cerchia degli imprenditori seri colpiti dalla pandemia. Soffrono due volte con Covid, negli affari e nella competizione mafiosa. Ha sottolineato che il governo sta predisponendo formule di finanziamento trasparenti per supportare gli operatori colpiti dall’impatto economico del virus, al fine di renderli immuni alla contaminazione mafiosa.

La ricerca di Demoscopica evidenzia un’allerta che il governo italiano ha fornito nel maggio dello scorso anno, ancora al termine del primo periodo di blocco tra marzo e maggio. Un rapporto dell’epoca affermava che la mancanza di liquidità nelle imprese del settore turistico, oltre che in bar e ristoranti, esponeva le imprese al rischio di “usura” da parte delle bande.

Questo settore è uno dei settori più colpiti dalla crisi sanitaria a causa del tempo che continua l’epidemia. Per la maggior parte dei mesi dal primo blocco, i viaggi non essenziali tra le regioni sono stati vietati, insieme a un’enorme quantità di restrizioni ai viaggi internazionali. Musei, teatri, cinema e altri dispositivi culturali non sono stati in grado di funzionare completamente da marzo 2020, con brevi periodi di riapertura, con conseguente riduzione delle entrate per il settore.

Tuttavia, dal 26 aprile, il governo italiano riprenderà la fase di riapertura e allentamento di regole più severe per le regioni con un numero di contagi inferiore o in diminuzione.

L’Italia conta oltre 3,9 milioni di casi confermati di COVID-19 e 117.997 vittime dell’epidemia. (Ansa).

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