La tensione sul mercato europeo del gas torna a crescere. Il blocco marittimo dello Stretto di Hormuz ha ridotto la disponibilità di Gnl proveniente dal Qatar, alimentando la concorrenza internazionale per le forniture e spingendo le quotazioni ai livelli più alti dall’inizio del 2023. L’Italia affronta questa fase con stoccaggi vicini all’80%, ma il vantaggio non impedirà nuovi rincari per famiglie e imprese.
Gas europeo ai massimi dal 2023 dopo la crisi di Hormuz
Il Ttf di Amsterdam, principale riferimento europeo per il prezzo del gas, ha superato i 66 euro per megawattora, registrando un aumento superiore all’8% nell’arco di una settimana.
A pesare è soprattutto il blocco dello Stretto di Hormuz, che ha fermato i carichi di gas naturale liquefatto del Qatar. Gli importatori europei sono così costretti a competere più intensamente con i mercati asiatici, tradizionalmente tra i maggiori acquirenti mondiali di Gnl.
La situazione diventa particolarmente delicata in vista dell’inverno, perché i livelli delle riserve europee presentano forti differenze tra un Paese e l’altro.
Italia vicina all’80%, Germania ferma al 50%
Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, l’Italia dispone di depositi pieni per quasi l’80%, a poco più di due mesi dalla conclusione della campagna di riempimento. La capacità complessiva nazionale è di circa 19 miliardi di metri cubi.
La Germania, pur disponendo della maggiore capacità di stoccaggio dell’Unione europea, si trova invece intorno al 50%. La media Ue è scesa al 62%, il valore più basso registrato dal 2009.
La Commissione europea ha comunque dichiarato che non esiste “nessuna preoccupazione immediata per le forniture”, nonostante nell’Unione siano disponibili circa 147 TWh di gas in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Perché Italia e Germania affrontano situazioni diverse
Una parte importante della differenza deriva dai sistemi di approvvigionamento. Italia, Francia e Spagna possono contare in misura significativa su gasdotti e contratti pluriennali che assicurano volumi concordati con fornitori come Algeria, Libia, Norvegia e Azerbaigian.
La Germania, dopo la drastica riduzione delle forniture russe successiva al 2022, ha invece aumentato la propria dipendenza dal Gnl, costruendo infrastrutture di rigassificazione lungo le coste.
Il gas naturale liquefatto viene però acquistato su un mercato globale nel quale l’Europa compete direttamente con Cina, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e India. Tra marzo e luglio, le consegne statunitensi verso questi cinque mercati sono triplicate, superando per la prima volta quelle destinate all’Europa.
Il Ministero dell’Economia tedesco ritiene comunque adeguato un livello degli stoccaggi compreso tra il 60% e il 70% all’inizio dell’inverno.
All’Europa servono più carichi di Gnl
Le stime di società specializzate come Montel, Icis e Argus indicano che, per raggiungere un livello di riempimento dell’80% entro novembre, l’Europa avrebbe bisogno di almeno 140 carichi di Gnl al mese. Finora la media è stata di circa 105.
Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, il peso della Germania resta determinante: “La Germania è il primo paese per consumi, circa 80 miliardi di metri cubi”. E aggiunge: “Questo significa che i suoi bassi livelli di stoccaggio condizionano, eccome, il resto d’Europa. Se l’Italia non contribuisse con la sua alta quota, i prezzi all’ingrosso sarebbero addirittura più alti”.
L’Italia può rafforzare il suo ruolo di hub energetico
Le riserve italiane potrebbero diventare utili anche agli altri Paesi europei. “L’ipotesi di dare riserve italiane alla Germania non è così remota, l’abbiamo già fatto in passato. Ci sono ovviamente dei limiti fisici alle esportazioni verso nord, ma si possono fare degli swap tra import e export. Il sistema gas europeo è il più complesso ed efficiente al mondo e ha molta flessibilità, pe cui l’apporto italiano può essere di aiuto”, afferma Tabarelli.
L’Italia dispone inoltre di collegamenti con Algeria, Libia e Azerbaigian e di una rete di rigassificatori che comprende Livorno, Adriatic LNG, Ravenna, Piombino e lo storico impianto di Panigaglia. Una configurazione che rafforza l’ambizione del Paese di diventare un hub energetico nel Mediterraneo e nell’Europa meridionale.
Bollette, possibile aumento del 10% a settembre
Gli stoccaggi elevati non proteggeranno completamente i consumatori italiani. L’aumento delle quotazioni all’ingrosso finirà infatti per riflettersi sulle tariffe.
“I riverberi li vedremo già a inizio settembre, quando verranno fissati i prezzi del gas per il mese di agosto. Avremo un aumento di circa il 10%”, spiega Tabarelli, “nonostante i consumi estivi bassi”.
L’impatto potrebbe essere particolarmente evidente sull’elettricità. “Quasi la metà della produzione di elettricità italiana viene dal gas e oltre il 70% dei prezzi dell’elettricità all’ingrosso viene fissato dai prezzi del gas”, sottolinea Tabarelli. I livelli resterebbero comunque molto inferiori ai picchi raggiunti durante la crisi energetica del 2022.
L’inverno resta la principale incognita
Alle tensioni sul mercato del Gnl si aggiunge l’incertezza sulle forniture via gasdotto dalla Norvegia, principale esportatore verso l’Europa. Un’eventuale riduzione dei flussi potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sulle riserve.
L’Italia arriva quindi alla fase decisiva dell’anno in una posizione relativamente solida grazie agli stoccaggi elevati e alla diversificazione delle fonti. Il mercato europeo resta però fortemente interconnesso: le difficoltà della Germania, la concorrenza asiatica per il Gnl e le tensioni nello Stretto di Hormuz continueranno a influenzare prezzi e bollette anche per i consumatori italiani.






