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Epidemic – Il MAC mostra l’arte italiana fatta di cultura

Di seguito l’immagine di un bacio che riproduce la famosa tela del graffitista e pittore neopag italiano TV Boy, 41 anni, un olio su tela, la famosa tela dell’amore veneziano Francesco Haze (1791-1882) Milano. Tuttavia, c’è una differenza fondamentale tra la rivolta di Hayes contro l’occupazione straniera in Italia durante il commento contrastante di Resorcimento e TV Boy, disegnato da un artista palermitano nel febbraio dello scorso anno. In essa i giovani in maschera si baciano e rispettano – seppur alla maniera dei propri cari – la distanza sociale imposta per motivi di salute. Questa differenza può essere vista nello spettacolo Oltre il 2020 – L’arte italiana nelle epidemie, Il Museo d’Arte Contemporanea (MAC/USP) è aperto fino al 22 agosto al terzo piano della sua sede di Ibrabuera. Organizzata da Theresa Emanuel e Nicola Ballario, la mostra riunisce le opere e i progetti di artisti indipendenti, gruppi e collaboratori che hanno ideato alcune di queste opere per raccogliere fondi a sostegno del sistema sanitario italiano nella lotta all’epidemia Govt-19 nel 2020.

La mostra ricorda la direttrice del MAC/USP Ana Magalheis e, soprattutto, rappresenta un’occasione per confrontare l’arte made in Italy di oggi con il passato – e la collezione del museo è ricca di buoni esempi dal Novecento a Giacomo Balla a Sironi, passando attraverso de Sirigo, Modigliani e Morandi. MAC, che è stato strettamente associato alla creazione dell’arte italiana, ha ricevuto il sostegno del Consolato Generale d’Italia e dei partner di lunga data dell’Istituto, l’Institutionalo Italiano de Culture, alla mostra. La mostra viaggia poi nei paesi sudamericani e raggiunge gli Stati Uniti.

Era un modo per gli artisti italiani di recuperare la solitudine che provavano nei loro studi durante le epidemie. Intrappolata nella solitudine, la curatrice Theresa Emanuel annota nell’elenco della mostra che “la creatività si è confrontata con se stessa”. In un certo senso, ha avuto conseguenze positive. Il curatore conclude che questo è un modo per gli italiani di mettere alla prova i propri limiti e il proprio dialogo con altre parti del mondo. Come sottolinea il co-curatore Nicola Ballario, affrontare un tema globale che “monopolizza il dibattito ovunque” ha finalmente vinto la sfida che l’arte non è una cronologia normale e regionale del presente.

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La mostra ha tutto: dipinti, disegni, foto, video, spettacoli, installazioni. In uno di questi, il gruppo brasiliano Projedemos ha invitato la direttrice del dialogo Ana Magalheis a parlare con gli italiani. “È un collettivo, una rete definita che è arrivata alle risorse durante le epidemie, utilizzando il programma nell’azione collettiva integrata per mobilitare la società civile”, spiega. Il successo di queste previsioni è così grande che il cavo dell’edificio MAC (a luglio) dovrà servire a sostegno di uno di questi progetti.

Un altro esempio di progetto di resistenza collettiva Bandiere extra. Durante la cerimonia di chiusura, il Centro Becky de Prato ha invitato gli artisti a disegnare una serie di bandiere montate sul palo del museo per simboleggiare la vitalità dell’arte contro il Covit-19. Il MAC, firmato da Mariella Senator, Nico Vassellari e Marisa Migliora, contiene alcuni ma bellissimi esempi di questa iniziativa.

Gli italiani non sono gli unici nello show. Abel Zeldman, argentino di 53 anni che vive in Italia dal 1995, immagina come, entro il 2020, la “nuova natura” influenzerà la sensibilità, e la sua medicina è una barriera alle relazioni. Il tuo lavoro, Quindi si balla il tango (Carbone su Tela), mostra coppie mascherate che ballano l’ultimo tango delle epidemie.

La registrazione della canzone Isolation è del fotografo e scenografo milanese Pavlo Ventura, che l’ha prodotta nel suo studio ad Angiari. Sono simili agli esempi nei libri per bambini di suo padre, Piero Ventura, in particolare il dipinto di un uccellino vicino a un arco (come il pizzico d’oro della ragazza Fabricius), metafora dell’arresto arbitrario dell’isolamento.

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Sebbene imprigionata, Francesca Romana ha passato il blocco sul campo di fondo. L’idea della natura ha aiutato l’artista a creare il suo piano per trasformare l’oggetto: il suo lavoro era un’installazione con due sedie vintage, a cui sono stati aggiunti cristalli di solfato di rame. Una delle altre opere che rivela il buon rapporto dell’uomo con la natura Diclio, Scritto da Benedetto Pietromarchi, che utilizza terra Montessori, carboncino e pigmento su tela. Piedromarci, 49 anni, ha vissuto a Londra ma è tornato in campagna (Maremma, Toscana) prima di stabilirsi a Roma.